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PALMINA MARTINELLI - AMARA TERRA MIA

locandina PalminaSi è tenuta nell’auditorium della sede centrale del nostro istituto la rappresentazione dello spettacolo teatrale “Palmina – amara terra mia”, scritto e diretto da Giovanni Gentile e interpretato da una fantastica Barbara Grilli, due persone che vanno ringraziate con tutta l’anima per il loro lavoro.

Per quanto ci si sforzi di giungere preparati a rappresentazioni di questo tipo, che raccontano fatti veri, fatti che sono ancora (e dovrebbero continuare ad essere) nella memoria di molti, non si è mai pronti alla forza delle parole che vanno dritte al cuore, dritte alla sensibilità, che provocano la rabbia come se tu fossi la sorella o il fratello di Palmina.

Lo spettacolo è iniziato con il sorriso, sulle note del Gioca jouer e di Sharazan, tormentoni degli anni ‘80. Abbiamo riso di gusto alle immagini iniziali, inconsapevoli della durezza del resto dello spettacolo.

La spensieratezza iniziale dello spettacolo, infatti, un po’ come quella della Palmina giovane adolescente, si è spenta subito. Siamo entrati a Fasano, scenario della vicenda. Lì Palmina viveva, nelle case popolari, nella zona malfamata. Il cognato, Cesare Ciaccia, è stato il primo tra i nomi che non si fanno mai ad essere nominato nello spettacolo. Era un affiliato della Sacra corona unita. E ad essa erano affiliati anche Enrico Bernardi e Giovanni Costantini, gli assassini assolti dalla Cassazione ma non dalla stessa Palmina.

Palmina che é stata bruciata viva l'11 novembre 1981, dopo essere stata costretta a scrivere una lettera di addio, ma che con tutte le poche forze che ancora aveva faceva i nomi di Costantino e Bernardi, Giovanni ed Enrico.

Non si può continuare a credere che sia stata suicida dopo la sua testimonianza, non lo riesce a credere nessuno come dopo averla sentita non lo credette quello che allora era il PM, Nicola Magrone: instancabile si batté strenuamente per dimostrare ai giudici la completa innocenza della ragazza. Ma la registrazione che Magrone portò ai giudici a quanto pare non funzionò, come se la testimonianza della vittima di un omicidio non valesse nulla. E Costantino e Bernardi furono assolti dalla Cassazione con formula piena, Palmina da morta accusata di calunnia. Un paradosso penserete, ma a questo è giunta la giustizia italiana, ai paradossi.

Dopo 35 anni la Cassazione ha però riaperto il caso, grazie alla lotta della sorella di Palmina, Giacomina, e del suo avvocato, che grazie ad un cavillo hanno riaperto la vicenda, portando anche nuove perizie fatte sulle foto dell'autopsia, che a leggerle ci si chiede se molte delle conclusioni a cui si è giunti con esse non fossero già logiche.

Lo spettacolo si è concluso con il canto di “Amara terra mia”, un addio, come l'”addio per sempre” trovato sul tavolo della cucina. Quello che per la magistratura era un addio da suicida, Palmina l'avrebbe scritto davvero, ma sarebbe scappata in Germania , mica dalla vita.

Il caso di Palmina è un caso triste, particolare, forte. E un caso emblematico per il comportamento della ragazza, capace di dire no ad una situazione degradante come quella della prostituzione, di dire no al ragazzo di cui era follemente innamorata. La sua capacità di essere donna mantenendosi bambina capace di sognare. Aveva visto di cosa era capace Enrico, sua sorella era stata marchiata come un animale e costretta a prostituirsi alle porte di Locorotondo. Aveva visto di cosa era capace la vita, il suo quartiere era il più brutto della sua città. Eppure ha continuato a lottare, a battersi seguendo una vita diversa.

Ci insegna tanto Palmina. Ci insegna che forse la vita non sarà gentile con noi, che forse non saranno gentili nemmeno le persone attorno a noi come non lo furono molti dopo la sua morte, ma che lottare è l’unica opzione. E lo insegna anche a noi donne, che forse non veniamo costrette a prostituirci, ma che dovremmo imparare a dire no. No alla violenza, no all’odio, no a chi voleva farle del male.

A Palmina è stata di recente intitolata una piazza, coraggiosamente, proprio in faccia ai membri di quella organizzazione mafiosa che furono la causa della sua morte. E a lei dovrebbe essere intitolato anche un cassetto nei nostri ricordi, un cassetto che ci ricordi ogni tanto che rispetto a lei siamo fortunati, tutti, uomini e donne e che anche noi dovremmo dire no, per lei e per tutti quelli che questa fortuna non la hanno.

Viviana Lamboni V A SIA


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