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Educazione alla affettività

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Il giorno 23 maggio 2018, grazie all’interessamento della prof.ssa Concetta Rosato, nell’Auditorium della sede centrale dell’Istituto Giulio Cesare, le classi terze e quarte hanno incontrato il Garante Regionale dei diritti dei minori Dott. Ludovico Abbaticchio, come attività conclusiva del progetto di Educazione all’Affettività previsto dal PTOF d’ istituto.

E’ stato un incontro molto coinvolgente sul tema della sessualità e delle emozioni all’interno di un percorso di crescita responsabile e sereno.

Il dott. L. Abbaticchio, da sempre impegnato nel sociale, è intervenuto con slancio e disponibilità, trattando queste delicate tematiche con garbo, sensibilità, grande competenza e vivacità, infatti la platea ha interagito con l’esperto senza timori ed imbarazzi.

I saluti finali sono stati calorosi e carichi di speranza per futuri incontri col Garante e con altri esperti che saranno coinvolti nel progetto che sarà riproposto il prossimo anno scolastico.

La docente referente

Prof.ssa Paola Santini


"Qui non si vendono più bambole"

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Grande emozione al G Cesare per lo spettacolo finale : "Qui non si vendono più bambole", tenutosi nel pomeriggio del 26 aprile. Come ha spiegato il DS Giovanna Piacente, lo spettacolo è il risultato finale del modulo di scrittura creativa e laboratorio teatrale inserito nel PON : "Oltre i confini della scuola" che ha avuto come referente la dott.ssa Rossella Amoruso e come tutor la prof.ssa Marilva Pistolese. La dirigente inoltre, evidenzia l'importanza e l'efficacia di un tale progetto, volto a favorire l'inclusione scolastica e a sviluppare una serie di competenze come quelle sociali, relazionali espressive oltre che creative.

Ispirato al romanzo sociale: " Per questo mi chiamo Giovanni" di Luigi Garlando, "Qui non si vendono più bambole" è la storia di Giovanni, un bambino di dieci anni che abita a Palermo e frequenta la quinta elementare. Il padre, per il decimo compleanno di suo figlio, decide di regalargli una giornata da trascorrere insieme, portandolo in giro per Palermo, e parlandogli della città e della mafia. Durante la gita, il papà gli racconta la storia di Giovanni Falcone, dalla sua nascita, passando per la sua giovinezza, il suo lavoro, il maxi processo, fino alla sua uccisione.

Commovente la semplicità ed al contempo la profondità con cui il padre riesce a spiegare a suo figlio Giovanni la complessità della mafia utilizzando un parallelismo con il bullismo che il bambino subisce da un suo compagno di scuola. Alla fine prevale il messaggio di speranza attraverso il quale Giovanni Falcone, un uomo che ha segnato la storia della Sicilia, ha fortemente sostenuto che la cultura e l'educazione possono sconfiggere tutte le mafie.

I giovani protagonisti dello spettacolo sono stati bravissimi nell'impegnarsi con serietà, perseveranza e grande umiltà, in un progetto così complesso. Attraverso i messaggi corali, la mimimica e la gestualità del loro corpo, i movimenti coordinati e un gioco di equilibri tra scarpe e lacci intrecciati a disegnare un unico filo, il filo della speranza, i ragazzi hanno coinvolto il pubblico tenendo sempre viva l'attenzione e suscitando un clima di intensa emozione.


Creo, Vendo, Apprendo

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Nei giorni 10 -11 Aprile, presso la sede centrale dell'istituto G. Cesare, si è tenuto il mercatino di Pasqua. Questo evento ha rappresentato l'ultima fase del progetto "Creo, vendo, apprendo" previsto nel PTOF che ha visto come protagonisti gli alunni e le alunne diversamente abili dell'istituto Giulio Cesare. Il ricavato della vendita sarà devoluto in beneficenza all'associazione AGEBEO.

I ragazzi che hanno aderito al progetto con l'aiuto dei compagni, delle docenti di sostegno e degli educatori, hanno realizzato una serie di manufatti partendo da materiale di riciclo. Tutte le attività hanno avuto molteplici obiettivi, tra questi il potenziamento delle abilità practognosiche, di ideazione e creatività, ma anche lo sviluppo delle abilità sociali e relazionali che, in alcuni di loro, erano gravemente compromesse, il tutto in un'ottica di inclusione ed integrazione nel contesto scolastico che non sono mai state trascurate dalle docenti. La vendita è servita ad acquisire ulteriori competenze come quelle della gestione e dell'uso del denaro oltre a stimolare le capacità di problem solving.
L'iniziativa ha suscitato enorme interesse ed entusiasmo da parte di molti alunnni, docenti, personale ATA e genitori che hanno contribuito generosamente al successo del progetto.

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“Orientare ad orientarsi” per compiere la scelta giusta

“L’Educational Tour” all’Istituto Giulio Cesare di Bari

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Ogni giorno ci troviamo di fronte a delle scelte. A volte la decisione da prendere, quando si è sicuri, ben determinati e ben informati, non comporta preoccupazioni; altre volte, invece, quando si ignorano le condizioni e i presupposti di base, la decisione implica stress e difficoltà.

La valutazione del percorso di studi universitari da intraprendere, dopo la scuola superiore, è sicuramente una decisione complessa e molto importante. Le opzioni offerte sono numerose e non sempre è facile riconoscere le proprie passioni, motivazioni e aspirazioni. Il senso di incertezza in questa situazione è del tutto normale.

Sono questi i motivi principali che animano le attività di orientamento in uscita del nostro Istituto e che nascono dalla necessità di offrire un supporto concreto e strutturato in merito alla scelta post-diploma degli alunni. L’accompagnamento guidato alla scelta universitaria e/o professionale rientra a pieno titolo nelle azioni educative e formative che il nostro Istituto ha deciso di intraprendere. 

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PALMINA MARTINELLI - AMARA TERRA MIA

locandina PalminaSi è tenuta nell’auditorium della sede centrale del nostro istituto la rappresentazione dello spettacolo teatrale “Palmina – amara terra mia”, scritto e diretto da Giovanni Gentile e interpretato da una fantastica Barbara Grilli, due persone che vanno ringraziate con tutta l’anima per il loro lavoro.

Per quanto ci si sforzi di giungere preparati a rappresentazioni di questo tipo, che raccontano fatti veri, fatti che sono ancora (e dovrebbero continuare ad essere) nella memoria di molti, non si è mai pronti alla forza delle parole che vanno dritte al cuore, dritte alla sensibilità, che provocano la rabbia come se tu fossi la sorella o il fratello di Palmina.

Lo spettacolo è iniziato con il sorriso, sulle note del Gioca jouer e di Sharazan, tormentoni degli anni ‘80. Abbiamo riso di gusto alle immagini iniziali, inconsapevoli della durezza del resto dello spettacolo.

La spensieratezza iniziale dello spettacolo, infatti, un po’ come quella della Palmina giovane adolescente, si è spenta subito. Siamo entrati a Fasano, scenario della vicenda. Lì Palmina viveva, nelle case popolari, nella zona malfamata. Il cognato, Cesare Ciaccia, è stato il primo tra i nomi che non si fanno mai ad essere nominato nello spettacolo. Era un affiliato della Sacra corona unita. E ad essa erano affiliati anche Enrico Bernardi e Giovanni Costantini, gli assassini assolti dalla Cassazione ma non dalla stessa Palmina.

Palmina che é stata bruciata viva l'11 novembre 1981, dopo essere stata costretta a scrivere una lettera di addio, ma che con tutte le poche forze che ancora aveva faceva i nomi di Costantino e Bernardi, Giovanni ed Enrico.

Non si può continuare a credere che sia stata suicida dopo la sua testimonianza, non lo riesce a credere nessuno come dopo averla sentita non lo credette quello che allora era il PM, Nicola Magrone: instancabile si batté strenuamente per dimostrare ai giudici la completa innocenza della ragazza. Ma la registrazione che Magrone portò ai giudici a quanto pare non funzionò, come se la testimonianza della vittima di un omicidio non valesse nulla. E Costantino e Bernardi furono assolti dalla Cassazione con formula piena, Palmina da morta accusata di calunnia. Un paradosso penserete, ma a questo è giunta la giustizia italiana, ai paradossi.

Dopo 35 anni la Cassazione ha però riaperto il caso, grazie alla lotta della sorella di Palmina, Giacomina, e del suo avvocato, che grazie ad un cavillo hanno riaperto la vicenda, portando anche nuove perizie fatte sulle foto dell'autopsia, che a leggerle ci si chiede se molte delle conclusioni a cui si è giunti con esse non fossero già logiche.

Lo spettacolo si è concluso con il canto di “Amara terra mia”, un addio, come l'”addio per sempre” trovato sul tavolo della cucina. Quello che per la magistratura era un addio da suicida, Palmina l'avrebbe scritto davvero, ma sarebbe scappata in Germania , mica dalla vita.

Il caso di Palmina è un caso triste, particolare, forte. E un caso emblematico per il comportamento della ragazza, capace di dire no ad una situazione degradante come quella della prostituzione, di dire no al ragazzo di cui era follemente innamorata. La sua capacità di essere donna mantenendosi bambina capace di sognare. Aveva visto di cosa era capace Enrico, sua sorella era stata marchiata come un animale e costretta a prostituirsi alle porte di Locorotondo. Aveva visto di cosa era capace la vita, il suo quartiere era il più brutto della sua città. Eppure ha continuato a lottare, a battersi seguendo una vita diversa.

Ci insegna tanto Palmina. Ci insegna che forse la vita non sarà gentile con noi, che forse non saranno gentili nemmeno le persone attorno a noi come non lo furono molti dopo la sua morte, ma che lottare è l’unica opzione. E lo insegna anche a noi donne, che forse non veniamo costrette a prostituirci, ma che dovremmo imparare a dire no. No alla violenza, no all’odio, no a chi voleva farle del male.

A Palmina è stata di recente intitolata una piazza, coraggiosamente, proprio in faccia ai membri di quella organizzazione mafiosa che furono la causa della sua morte. E a lei dovrebbe essere intitolato anche un cassetto nei nostri ricordi, un cassetto che ci ricordi ogni tanto che rispetto a lei siamo fortunati, tutti, uomini e donne e che anche noi dovremmo dire no, per lei e per tutti quelli che questa fortuna non la hanno.

Viviana Lamboni V A SIA


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